Chess. CARRERA. Il gioco de gli scacchi.
CARRERA, Pietro. Il gioco de gli scacchi … diviso in otto libri, ne' quali s'insegnano i precetti, le uscite, i tratti posticci del gioco, e si discorre della vera origine di esso.
Militello, Per Giovanni de' Rossi da Trento, 1617
8vo. 210x150 mm. Legatura coeva in piena pergamena, titolo manoscritto sul dorso. Pagine 556 [i.e. 552, [88]. Segn.: A-2R8. Omesse nella numerazione le p. 353-356. Vignetta xilografica raffigurante una scacchiera sul Frontespizio, al verso Stemma del dedicatario, Francesco Branciforte. Ex-Libris. Lieve diffuso foxing, alcune carte con piccoli fori di tarlo sul margine inferiore, che non intaccano il testo; in complesso bell’esemplare.
Rarissima prima edizione. Una delle prime, e più ricercate, opere sugli scacchi. Rarità tipografica: primo libro stampato nella città siciliana di Militello, presso la tipografia privata del principe Francesco Branciforte. L’opera del Carrera rappresenta la prima ampia trattazione in lingua italiana sull’argomento. Il Carrera ottenne una fama senza precedenti per la sua invenzione di una variante degli scacchi su una scacchiera 8x10 alla quale furono aggiunti due nuovi pezzi chiamati "Campione" (una combinazione delle mosse della torre e del cavaliere) e "Centauro" (una combinazione dell'alfiere e del cavaliere), qui riprodotta a pagina 531. Il libro, diviso in 8 capitoli, tratta diversi aspetti del gioco, con particolare riguardo per i finali, e della sua origine. Di notevole interesse la parte che riguarda gli scacchi bendati, ossia gli scacchi alla cieca, che sono una variante in cui almeno un giocatore compete senza vedere la scacchiera, comunicando le mosse tramite notazione algebrica; contiene anche saggi di G.B. Cherubino e M. Tortelli.
Pietro Carrera nacque a Militello nel 1573. Ordinato sacerdote, nel 1601 fu nominato cappellano di S. Maria della Stella, notaio nella locale corte e cappellano della moglie del marchese di Militello, Francesco Branciforte, IV principe di Butera, che fu un importante mecenate di scrittori. Egli ebbe così accesso alla ricca biblioteca del marchese e poté prender parte agli incontri dell’accademia da lui fondata con la volontà di fare di Militello un piccolo centro di cultura. Il principe aveva fatto venire da Roma il tipografo trentino Giovanni Rossi. La tipografia funzionò dal 1617 al 1625. Dopo la morte del Branciforte, nel 1622 lo stampatore Giovanni de’ Rossi si trasferì a Catania e la ricca biblioteca fu donata ai Teatini.
Brunet I, 1599; Graesse VI, 254; Mira I, 182; Fumagalli 233; Govi, I classici che hanno fatto l’Italia; Van der Linde 388.